Patriziato di Brissago fête ses 130 ans et se tourne vers l'avenir avec une nouvelle génération

Un Ufficio patriziale profondamente rinnovato, una nuova segretaria e tanti progetti per valorizzare il territorio. Il presidente Pierfranco Chiappini racconta la nuova stagione di un’istituzione che riunisce circa 900 brissaghesi sparsi nel mondo e possiede un immenso patrimonio boschivo. La sindaca Marcacci Rossi: “Il Patriziato è una parte importante delle nostre radici”.

Centotrent’anni di storia, un patrimonio territoriale immenso e una nuova generazione pronta a raccogliere il testimone. Il Patriziato di Brissago celebra un anniversario importante e lo fa in un momento di rinnovamento, con l’obiettivo di rafforzare il proprio ruolo nella vita della comunità, valorizzare le montagne e i boschi che sovrastano il paese e costruire nuove forme di collaborazione con le istituzioni e con chi vive e lavora sul territorio.

A raccontare questa fase è il presidente Pierfranco Chiappini, che ha assunto la guida del Patriziato dopo le elezioni dello scorso anno. Con lui siedono nell’Ufficio patriziale quattro membri poco più che trentenni, mentre anche la Commissione della gestione è stata rinnovata, con una significativa presenza di giovani e donne. È stata inoltre nominata una nuova segretaria-cassiera: Giada Arnaboldi.

Un cambiamento che segna l’inizio di una nuova stagione. Dopo alcuni anni caratterizzati da tensioni e divergenze, oggi superate, l’obiettivo è ripartire con uno spirito costruttivo, ristabilendo un clima di collaborazione e fiducia.

“Mi è stato chiesto di fare un po’ da coach, di accompagnare il cambiamento e di contribuire ad avviare il futuro del Patriziato. Mi sono messo volentieri a disposizione, ma a tempo determinato”, spiega Chiappini.

Il suo obiettivo è soprattutto quello di accompagnare una nuova generazione verso una gestione autonoma dell’ente. “Abbiamo avuto una risposta molto positiva da parte dei giovani. Nell’Ufficio patriziale siamo in cinque, quattro dei quali hanno superato la trentina. Non sono più ragazzi, hanno già una loro maturità e tutte le qualità per fare bene. Sono più creativi, hanno più energia e sono convinto che potranno fare un ottimo lavoro”.

L’auspicio del presidente è che, concluso il quadriennio, i nuovi membri possano proseguire autonomamente, dando continuità al percorso avviato.

“Il Patriziato di Brissago è una parte importante delle nostre radici, della nostra storia e dell’attaccamento al territorio. Un patrimonio di valori e tradizioni da custodire e tramandare – afferma la sindaca, Veronica Marcacci Rossi -. Fondamentali sono anche gli ottimi rapporti con il Municipio. Come capodicastero delle scuole, sono particolarmente felice quando queste due realtà si incontrano, dando vita a momenti di condivisione che permettono ai bambini di conoscere meglio il territorio, le tradizioni e le origini delle famiglie da cui provengono. Sono occasioni preziose per mantenere vivo il legame tra passato e futuro”.

La sindaca conclude la sua riflessione con “un grande augurio a una squadra fresca e giovane, guidata da un capitano – un po’ meno giovane -, con la voglia di ascoltare e raccogliere idee e sensibilità anche diverse, ma senza mai perdere l’autenticità delle proprie origini. Buon cammino a tutti noi!”.

Una comunità di 900 patrizi

Il Patriziato di Brissago riunisce circa 900 membri, molti dei quali residenti lontano dal paese d’origine, in altre regioni della Svizzera e anche all’estero. Una comunità che conserva un legame storico e familiare con Brissago, anche quando le vicende della vita hanno portato i suoi membri a stabilirsi altrove.

I patriziati rappresentano una particolarità importante della storia istituzionale ticinese. Sono enti di diritto pubblico che affondano le proprie radici nelle antiche comunità locali e che, nel corso dei secoli, hanno conservato la proprietà e la gestione di beni collettivi, soprattutto boschi, alpi, pascoli e terreni.

La loro funzione non è soltanto quella di amministrare un patrimonio. Contribuiscono alla conservazione del paesaggio, alla cura del territorio e alla salvaguardia delle testimonianze storiche e culturali delle comunità.

Anche il concetto di appartenenza patriziale si è evoluto nel tempo. Accanto alla trasmissione attraverso le famiglie, la legislazione ticinese prevede oggi, a determinate condizioni, la possibilità di acquisire lo stato di patrizio anche per persone che hanno costruito più recentemente un legame stabile con la comunità.

È un’evoluzione che permette di conciliare la continuità delle tradizioni con l’apertura a nuove generazioni e a nuove realtà familiari.

Una festa per ritrovarsi

I 130 anni sono stati celebrati nelle scorse settimane con un evento a Casa Baccalà, alla quale sono stati invitati i patrizi, la popolazione e le autorità.

“Non volevamo organizzare nulla di particolarmente impegnativo, ma nemmeno lasciare passare inosservata questa ricorrenza”, racconta Chiappini.

La giornata si è aperta con una breve parte ufficiale, durante la quale sono intervenuti il presidente, la sindaca e alcuni rappresentanti delle istituzioni, fra cui il vicepresidente dell’Associazione dei patriziati ticinesi.

È stata inoltre allestita una piccola esposizione di fotografie e documenti dedicati alla storia più recente del Patriziato, alle sue attività e ai progetti in corso.

Poi il momento conviviale, con un pranzo che ha riunito una cinquantina di partecipanti.

“La risposta ci ha piacevolmente sorpresi. Non ci aspettavamo una grande affluenza, invece è stata una giornata molto riuscita. È un’esperienza che ci piacerebbe ripetere, proprio per coltivare meglio i rapporti fra l’Ufficio patriziale, i patrizi e la popolazione”.

Il successo della manifestazione ha confermato l’importanza di creare occasioni d’incontro, soprattutto per un’istituzione i cui membri sono oggi distribuiti su un territorio molto più ampio di quello comunale.

Undici milioni di metri quadrati di boschi e montagne

Il Patriziato di Brissago è proprietario di un patrimonio fondiario straordinario: circa 11 milioni di metri quadrati, prevalentemente costituiti da boschi, pascoli e superfici montane che si estendono sopra l’abitato, verso il Pizzo Leone e sul versante che dà sulle Centovalli.

“Io lo spiego spesso anche al Municipio con un’immagine molto semplice: noi siamo proprietari della parte alta del territorio, mentre il Comune è proprietario soprattutto della parte bassa”, osserva Chiappini.

Una ricchezza enorme dal punto di vista territoriale e ambientale, che tuttavia non si traduce automaticamente in una disponibilità finanziaria altrettanto importante.

“Il problema è che queste superfici sono difficili da raggiungere e da sfruttare. Ci sono leggi, regolamenti, vincoli ambientali e costi elevati. Possiamo autorizzare dei tagli di legname, naturalmente nel rispetto delle disposizioni forestali, ma si tratta di interventi limitati. Non abbiamo uno sfruttamento professionale e strutturato del nostro patrimonio boschivo”.

La situazione è diversa da quella di altri patriziati ticinesi, come Losone o Ascona, che dispongono di maggiori risorse e possono sviluppare attività economiche e progetti di dimensioni più importanti.

Chiappini cita in particolare l’esempio di Losone, che possiede un’azienda forestale e ha investito nella realizzazione di infrastrutture per la gestione dei propri boschi.

“È una realtà completamente diversa dalla nostra. Hanno una marcia in più. Noi possediamo un territorio immenso, ma che produce entrate molto modeste”.

Per questo motivo, la nuova amministrazione intende procedere con prudenza, individuando interventi proporzionati alle proprie possibilità.

“Naturalmente bisogna partire dalle finanze, perché senza risorse è difficile realizzare progetti importanti. Ma ci sono anche molte cose che si possono fare con la buona volontà, con l’impegno e con il coinvolgimento delle persone”.

Dai grandi progetti alle iniziative concrete

Fra i dossier che la nuova amministrazione ha dovuto affrontare figura quello di una strada forestale, la cui  progettazione é iniziata circa quindici anni fa, con l’obiettivo di rendere accessibili alcune pregiate superfici boschive di proprietà patriziale, situate dietro il Pizzo Leone, e permetterne uno sfruttamento più razionale.

Nel corso degli anni, il progetto aveva raggiunto dimensioni finanziarie considerevoli, con un investimento stimato attorno ai tre milioni di franchi.

Dopo aver riesaminato la situazione, il nuovo Ufficio patriziale ha deciso di orientarsi verso soluzioni più contenute e sostenibili, privilegiando interventi capaci di produrre benefici concreti per il territorio e per chi continua a frequentare e utilizzare la montagna.

Il Patriziato dispone di un lascito di 100’000 franchi, che potrebbe contribuire alla realizzazione di un progetto alternativo.

Una delle idee allo studio riguarda il miglioramento dell’approvvigionamento idrico sull’Alpe di Naccio, dove alcune infrastrutture necessitano di interventi per garantire una disponibilità d’acqua più sicura e regolare.

Si tratta di un’esigenza importante per i proprietari, per gli allevatori e per le attività agricole ancora presenti, soprattutto durante la stagione estiva.

L’intenzione è lavorare insieme agli enti interessati per individuare una soluzione condivisa e duratura.

I pascoli, gli allevatori e la presenza del lupo

Accanto ai boschi, il Patriziato possiede anche superfici destinate al pascolo, fra cui quelle dell’Alpe di Naccio.

Anche in questo settore, però, il rendimento economico è molto limitato. La difficoltà principale è trovare persone disposte a continuare un’attività impegnativa, che richiede una presenza costante in montagna e che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi anche con il problema dei grandi predatori.

La presenza del lupo, in particolare, rappresenta una preoccupazione per gli allevatori di ovini. Chiappini ricorda il caso di un allevatore che ha perso circa un terzo del proprio gregge in seguito alle predazioni.

Nonostante queste difficoltà, alcuni giovani continuano a credere nell’allevamento di montagna e a utilizzare i pascoli patriziali. Il Patriziato cerca di sostenerli, nella consapevolezza che la loro attività contribuisce anche alla conservazione del paesaggio e al mantenimento delle superfici aperte.

Un esempio interessante è quello di Remy Graf, che ha ripreso una tradizione familiare e ha avviato un progetto di pascolo con quattro bovini di razza irlandese. La particolarità di questi animali è che si nutrono anche di felci, contribuendo a contenere la diffusione di una vegetazione che rischia di invadere alcune superfici di particolare pregio naturalistico.

“Abbiamo dei terreni protetti a livello federale che dobbiamo mantenere liberi dalle felci. Prima questo lavoro veniva svolto da gruppi di volontari, con costi coperti attraverso contributi pubblici. Adesso abbiamo trovato una soluzione diversa, sostenendo un’attività agricola che permette di ottenere lo stesso risultato”.

Per rendere possibile il pascolo è stato necessario anche migliorare l’approvvigionamento idrico, attraverso la posa di un serbatoio interrato.

È un esempio concreto di collaborazione fra Patriziato, servizi cantonali e allevatori, nel quale la cura del territorio si combina con il sostegno a un’attività economica tradizionale.

Una piccola casa nel nucleo da valorizzare

Un altro progetto riguarda un piccolo edificio di circa trenta metri quadrati su tre piani, situato nel nucleo di Brissago, che il Comune ha recentemente donato al Patriziato.

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